Il pastore che si fece giurista

Il mio amico deputato on.le Giulio Calvisi mi ha fatto conoscere questa bella storia – pubblicata sulle pagine dell’Unione Sarda- che viene dalla Sardegna e pertanto l’ho pubblicata per sottolineare che in Italia ci possono esser tante straordinarie storie come questa! ———————–

La storia di Giuseppe Bandinu, ex pastore di Bitti, ha dell’incredibile. A 23 anni ha lasciato il gregge per riprendere a studiare. Oggi è un criminologo, consulente del Ministero di Giustizia.  Dieci anni di pastorizia ti possono portare molto lontano: dagli altopiani di Bitti a un tavolo della Commissione Europea a Parigi, per discutere di legislazione penitenziaria. Questa è la storia di Giuseppe Bandinu, classe 1962, nato in una famiglia di pastori del centro barbaricino che all’età di 14 anni, una volta superato l’esame di licenza media, ha deciso di non proseguire gli studi per andare a lavorare in campagna, insieme al padre e a due fratelli maggiori. A 23 anni però decide di rivoluzionare completamente la sua vita e seguendo una passione per il sapere, vende le greggi tornando sui banchi di scuola.
Si trasferisce a Roma dove, raggiunta la maturità scientifica in due anni, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza”. Già un anno prima della discussione della tesi di laurea, dedicata all’analisi del fenomeno del banditismo sardo, inizia a collaborare come assistente della cattedra di Criminologia di cui diventa poi borsista, prima a Giurisprudenza e poi a Psicologia. Contemporaneamente segue la pratica da avvocato in uno studio legale della Capitale, si specializza in diritto penale e criminologia, supera da secondo classificato l’esame da criminologo clinico presso il ministero di Grazia e Giustizia e, insieme ad altri studiosi, contribuisce ai lavori per la riapertura dello storico Museo criminologico di Roma.
La corsa di Bandinu sembra ormai inarrestabile e fra un impegno e l’altro trova sempre il tempo per rientrare a Bitti, dove oltre ai familiari ha ancora tanti amici, soprattutto d’infanzia. Nel 1999, comunque, superato l’esame da avvocato al primo tentativo, viene nominato dal Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) giudice onorario di sorveglianza presso il Tribunale di sorveglianza di Roma, mentre quattro anni dopo il Consiglio della magistratura militare lo nomina giudice onorario presso il Tribunale di sorveglianza militare, che ha competenza su tutto il territorio nazionale e anche fuori se si pensa ai militari impegnati all’estero.  Nel 2002 è fra gli autori del Manuale di criminologia in uso nell’Università di Roma. Ripresi in mano i libri, consegue la seconda laurea nel 2006 in Lettere e Filosofia, con una tesi sull’impero Ottomano, presso la cattedra di Storia dell’Europa orientale dell’Università di Roma. Infine, pochi mesi fa, viene scelto dal ministero di Giustizia, insieme ad altri due giudici e a un professore universitario di Criminologia, per rappresentare l’Italia presso la Commissione europea che ha dato il via all’elaborazione di un Progetto di armonizzazione della legislazione penitenziaria dei Paesi membri. I lavori, organizzati in sottogruppi in cui sono stati suddivisi i 27 Stati dell’Unione, sono iniziati alla fine di novembre. Nella capitale francese si sono confrontate, in una tre giorni di conferenze, le delegazioni di Francia, Italia, Spagna e Bulgaria. Qualche giorno fa, ancora fresco dal viaggio parigino, Bandinu era nel suo studio del quartiere Farnesina a Roma, dove esercita la professione di avvocato civilista. Impeccabile parlata bittese, ha iniziato subito a raccontare, con singolare umiltà ed eguale passione, del suo ultimo incarico e dei risultati portati a casa dalla Francia. Il passato da uomo di campagna, perfezionato dagli studi sulle opere di due intellettuali del ‘900 sardo come Antonio Pigliaru e Michelangelo Pira, è venuto a galla quasi subito quando ci ha spiegato come i codici della società barbaricina possono essere riadattati al mondo di oggi. «Durante la mia conferenza ho spiegato come la cultura della mediazione penale, che affonda le proprie radici nelle culture pre-industriali, può essere paragonata alla figura dei mediatori nella società barbaricina. Sos prob’homines (i mediatori) nei nostri paesi mediavano nelle dispute e sugli eventuali conflitti in maniera preventiva oppure si attivavano per raggiungere le pacificazioni ( sas paches )».
Il paragone presentato da Bandinu ha colpito la platea di studiosi che «non sapevano di come, fino a circa 50 anni fa nel cuore della Sardegna, certe modalità di componimento bonario dei conflitti venissero ancora regolate da queste figure». Gli torna in mente il suo passato di allevatore: «Ricordo che per la prima volta nel 1983, insieme a tanti altri pastori del paese e con il sostegno di tutta la comunità, occupammo per 15 giorni il Comune di Bitti e lo stesso fecero altri 21 centri del nuorese per protestare contro gli industriali del latte che, unilateralmente nel giro di poche settimane, avevano abbassato il prezzo del prodotto da 1150 lire a 1050. Alla fine fu una lotta vincente perché per la prima volta i pastori si organizzarono politicamente superando lo storico individualismo che li caratterizzava».
Storie di ieri viste con gli occhi di oggi che mettono in luce il forte attaccamento che ancora lega Bandinu alle sue origini. Gianfranco Brundu lo conosce da quando erano bambini e andavano a scuola insieme, poi si sono trovati fianco a fianco da pastori in erba e oggi continuano a considerarsi grandi amici. «Anche se è andato a studiare è rimasta la persona di sempre – ha detto Brundu – ci puoi parlare di qualunque cosa perché sa ascoltare e non ti fa pesare il fatto che non puoi conoscere certe cose. Non ho mai dubitato che le sue capacità, unite al suo carattere umile, un giorno lo avrebbero portato a raggiungere risultati così importanti».
Questione di spirito e di tenacia che Bandinu sintetizza così: «La scuola impropria della campagna non mi ha insegnato solo a saper mungere o fare il formaggio, ma mi ha dato le basi per affrontare la vita con la sobrietà che gli spetta. Posso dire che con eguale serietà ho accudito il bestiame, ho studiato per l’esame di procedura penale e oggi partecipo al progetto della Commissione europea. Questo è ciò che porto con me dopo 10 anni di pastorizia.
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