L’ansia del vivere quotidiano ci porta all’estero

23 novembre 2009

La mia è una generazione di precari. Dai 18 ai 38 anni, i giovani italiani, specie meridionali, sono costretti di nuovo ad emigrare e a lasciare le proprie terre per progettare il loro futuro! Impossibile programmare una vita senza l’ansia della sopravvivenza, impossibile azzardare l’idea di andar via di casa prendendo in affitto un piccolo appartamento. Per non parlare della possibilità – sempre negata – di poter accendere dei mutui bancari con un contratto di lavoro da precario. Insomma, qualcuno qui in Italia nel 2001/2002 ha deciso che la sacrosanta flessibilità nel mercato del lavoro dovesse essere per i giovani la loro “condanna a morte”. Altro che flessibilit qua ci troviamo di fronte al precariato più selvaggio che piace tanto ad alcuni imprenditori italiani senza scrupoli! Qualcuno ha deciso che il futuro delle giovani generazioni fosse portato via con la Legge 30, ha deciso di impoverire il nostro Paese, di renderlo un Paese instabile e senza prospettive, un Paese sempre più chiuso e senza sogni! Penso che sia giunto il momento di lavorare per l’abrogazione di questa terribile legge che ha precarizzato anche le menti migliori del nostro Paese: è l’ora di promuovere un referendum abrogativo di tale pasticcio per rimetter le mani con oculatezza e senso di responsabilità alla materia. Nessuno nega la flessibilità nel mercato del lavoro, ma ad essa va associata la cosiddetta flexsecurity, ossia il riconoscimento di un’indennità universale al giovane che perde il lavoro o che non l’ha mai visto nemmeno da lontano! Ciò è possibile con una seria riforma degli attuali ammortizzatori sociali, riforma libererebbe le necessarie risorse economiche a copertura della riforma. Bisogna alzare la voce e pretenderlo visto che manca ancora la volontà politica di agire in questa direzione. E’ il tempo di lavorare al cambiamento per dare chanches alle nuove generazioni!!!

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La vergogna nei nostri Comuni…

18 novembre 2009

I quotidiani raccontano una storia vergognosa. Lo fa oggi Antonio Corbo per Repubblica, raccontando come vengono assegnati gli appalti. Il titolo è significativo: Il boss intima al sindaco “Assegno io gli appalti”. Ecco i passaggi più suggestivi del pezzo pubblicato oggi.

Cinque arresti fermano la nuova banda. Maddaloni, 40 mila abitanti, commercio vivace e grandi progetti nell´area dell´Interporto con Marcianise, era stata appena liberata dalla vecchia cosca. Riuniva tre famiglie: Farina, Martino, Micillo. Una gerarchia demolita dalla Procura antimafia di Napoli con i carabinieri di Caserta in due fasi: 14 arresti il primo novembre del 2006, altri 31 il 17 marzo scorso. Il clan dominava Maddaloni, crocevia di camorra. Come dimostra l´arresto di due latitanti, molto attivi in zona: il 24 maggio Clemente D´Albenzio, “Mintuccio”, racket su imprese e negozi, era referente dei Belforte di Marcianise (”I Mazzacane”) mentre Carmine Natale, stanato il 19 settembre, collegava il clan di Maddaloni con i Casalesi. Il pool diretto da Federico Cafiero, con due pm che molto si sono dedicati all´area Caserta-Marcianise-Maddaloni, Cesare Sirignano, Giovanni Conzo e Raffaello Falcone, aveva sgombrato il campo in primavera: dopo la seconda retata, quella di marzo, si era anche pentito il 3 aprile il capo del clan, Luigi Farina. Avrà indicato lui i possibili eredi. Il nucleo investigativo, con il capitano Costantino Airoldi, non abbandona la zona. Ne conosce le dinamiche, immagina nuove estorsioni, sa già chi è tornato a pagare, e chi no. Lo deduce dai colpi di pistola nelle vetrine e dai roghi frequenti.
A Maddaloni le tariffe erano pesanti: anche tre rate annue di 30 mila euro. Tangenti su tutti i nuovi alloggi: da un minimo di 3 mila euro. Gli arresti lasciano un vuoto di potere ma anche una fonte libera di danaro. Si lancia Vincenzo Ferraro, 27 anni, il più ambizioso dei gregari di Luigi Farina. È spavaldo. Si fa chiamare “Sartana”. Con Antonio Esposito di 32, afflitto da un soprannome inelegante, “O´ Sapunaro”. Vite parallele: stesso clan in origine, condannati per l´omicidio di un albanese, assolti in appello. Sentenza e carcere recente li accreditano. E Ferraro lo dice al sindaco di Maddaloni, a un assessore e a un consigliere, quando li incontra. Vuol decidere e sapere tutto. «Noi vogliamo crescere, i lavori non devono essere fatti da altri paesi, tutto deve rimanere qui», è la sintesi nei suoi approcci. Vuole “contributi sociali”, ma anche informazioni: i bandi degli appalti, i capitolati di spese, le licenze edilizie. Deve fissare tangenti precise in rapporto al valore, come i vecchi clan (…).

Sembra una fiction, invece è la realtà dei nostri Comuni.

Il garantismo e la vergogna…

17 novembre 2009

Il sottosegretario Nicola Cosentino, accusato da più di un pentito di camorra e per il quale pende una richiesta di arresto per concorso esterno in associazione mafiosa dinanzi la giunta per le autorizzazzioni a procedere della Camera, farebbe bene a rassegnare le dimissioni per dimostrare rispetto verso le istituzioni ed i cittadini italiani. Sono un garantista, ma in questo caso si impone una questione di opportunità politica: le accuse rivolte a Cosentino da pentiti, peraltro rivelatisi sin qui attendibili, sono davvero infamanti e raccontano di un patto scellerato tra imprenditoria criminale (soprattutto nel campo dello smaltimento rifiuti) e politica campana. Fino a che punto il sottosegretario Cosentino, membro del Governo Berlusconi, vuole mortificare l’immagine internazionale del nostro Paese? Non mi meraviglierei a questo punto se all’estero continuasse una campagna denigratoria contro l’Italia basata sul famoso teorema pizza, mafia e calibro 9, campagna tesa a sottrarci flussi turistici, a screditare prodotti e merci italiane, insomma una campagna mediatica e strumentale per fini economici (alla quale di certo i nostri uomini di Governo non fanno nulla per sottrarsi!) che impoverirà le nostre imprese ed ovviamente tutta l’Italia! Dunque a Cosentino non restano che le dimissioni e a noi, in caso contrario, non resta che appellarci con forza al Capo dello Stato affinchè con la Sua  proverbiale “moral suasion” possa risolvere l’ennesimo imbarazzo italiano!

Dobbiamo pensare al futuro

17 novembre 2009

Ce lo suggerisce Raffaele Cantone, un magistrato di valore. Mi sento orgoglioso di essere di questa terra quando esprime personaggi di questo spessore. Condivido con voi la bella intervista di Marco Imarisio, pubblicata sabato scorso sul Corriere della Sera.
Raffaele Cantone: «Non ci sono i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Sul business dei ri­fiuti il livello di compromissio­ne con la camorra è decisa­mente bipartisan”.  Raffaele Cantone non si scrolla di dosso il suo passato. Neppure in Germania, dove sta tenendo un ciclo di confe­renze sulla criminalità organiz­zata. Quando finisce di parlare e arriva il momento delle do­mande, ecco che tornano San­dokan, i Bidognetti, il mondo di Gomorra, fino a questi gior­ni, al caso Cosentino. Oggi è magistrato di Cassazione a Ro­ma. Per anni è stato il pm più impegnato contro i casalesi. Il primo a indagare su Eco4, il consorzio divenuto celebre per aver creato una perfetta so­vrapposizione tra cosa pubbli­ca e camorra, è stato lui. La situazione è davvero co­sì deprimente? «Nulla di cui  sorprendersi. In una realtà come il Sud il bi­nomio affari-politica si è tra­sformato in un puro meccani­smo clientelare». Sta dicendo che Eco4 non rappresenta un caso limite? «Le società a capitale misto pubblico-privato in alcuni ca­si sono state un successo. Pen­so a Milano, a Brescia». Altrove, al Nord, non è che sia un trionfo. «Certo, possono essere usa­te per creare consenso, più o meno lecito. Ma al Sud…» Al Sud? «Diventano l’isola del teso­ro per una imprenditoria e una pubblica amministrazio­ne sempre più colluse con la criminalità organizzata. La re­altà è sotto gli occhi di tutti». Allegria. «Eco4 è una storia emblema­tica. Nasce con un bando di ap­palto che è un vestito su misu­ra per il vincitore, già indivi­duato».Il momento fondamentale è questo? «Certo. L’azienda, legata al­la camorra, viene resa più for­te dall’appalto. Il resto lo leg­giamo in questi giorni. E’ acca­duto con i rifiuti, perché l’emergenza ha portato fiumi di denaro. Ma può avvenire in ogni altro settore». Soluzioni? «La scelta del partner priva­to deve essere trasparente». Ormai è un tormentone. «La scelta non deve essere fatta dagli enti locali che gesti­scono il territorio». Facile a dirsi. «Si può anche fare. Va dato atto a Roberto Maroni, l’attua­le ministro dell’Interno, di aver capito che lo snodo più importante è questo: si deve trovare il modo di sganciare la politica dagli affari». E come? «Con la Stazione Unica Ap­paltante. La stanno sperimen­tando in Sicilia e
Calabria, pre­sto anche a Caserta. L’appalto è gestito da una commissione di tecnici incaricati dalla Pre­fettura. E dopo l’assegnazione, lo segue, controlla che i sub ap­palti non siano inutili o sospet­ti. Può funzionare». Anche in presenza di una Pubblica amministrazione che (in alcuni casi) neanche in Uganda? «Lo stato attuale della Pub­blica amministrazione è la con­seguenza dell’eliminazione di ogni meccanismo di controllo interno». Non arriverà a rimpiange­re i vecchi Comitati regionali di controllo. «No. Funzionavano male. Ma la riforma Bassanini li ha eliminati, senza sostituirli con altri meccanismi di controllo preventivo». Le conseguenze? «Negli ultimi anni il deterio­ramento della PA sembra inar­restabile. Gli uffici dei Comu­ni sono ormai centri di potere senza alcun controllo». Ogni tanto ci pensa la ma­gistratura. «Ma l’intervento penale ri­chiede i suoi tempi.  Prenda Eco4: un consorzio che dal 2004 ha cessato di esistere. Il controllo preventivo è la chia­ve di tutto».

Non è troppo tardi? «Per il passato è sempre tar­di. Ma noi siamo obbligati a pensare al futuro».

La sfiducia nella politica …

14 novembre 2009

Sento la gente parlare, si sente abbandonata a se stessa. E la sfiducia nella politica diventa un problema serio.  Nel frattempo i cittadini non trovano risposte ai propri problemi quotidiani, non sa come attutire gli effetti nefasti di una crisi economica globale che impoverisce tutto e tutti e vede rimettere in discussione le conquiste sociali e non solo del secolo scorso. Così vedo la mia gente del nostro tempo, sempre più disorientata e sfiduciata soprattutto dall’azione della classe politica italiana. Tutti a chiedersi a cosa serva oggi la politica, forse a fare affari privati? Nessuno fa sconti per al cun partito o schieramento politico: il giudizio impietoso è trasversale, proprio come la poltica del Paese quando deve proteggere i propri interessi di bottega! Ebbene mi chiedo continuamente se questa triste situazione non possa mai cambiare perchè significherebbe cambiare le coscienze di chi oggi ci rappresenta nel Paese a tutti i livelli e quindi il cambiamento resterà soltanto una chimera da declamare per ingannare ancora i cittadini italiani onesti, che lavorano e pagano coerentemente le tasse senza ricevere i servizi adeguati per i loro sforzi quotidiani. Ma cosa si può fare? Secondo me c’è lo spazio perchè venga fuori una nuova classe dirigente, più giovane e competente. Certo dovrà sgomitare non poco per affermarsi e sopprattutto, una volta autodeterminatasi, dovrà dimostrare di esser coerente e credibile! Lo sforzo deve essere anche il nostro: battiamoci per riconoscere chi ha intenzione di barattare soltanto il nostro voto da chi invece intende servire onestamente la Repubblica!

Noi e la camorra…

11 novembre 2009

Le notizie di cronaca di tutti i giorni sollecitano continuamente una riflessione. Ho sempre desiderato vivere in un Paese civile come tanti della nostra amata Europa, ma come tanti ho dovuto sbattere il muso contro una realtà inquietante, pervasiva e visibile: la camorra. Sin da ragazzino mi sono scontrato con questo nostrano Monstrum fenomenico e mi sono abituato a considerare i traffici illegali (rifiuti tossici, droga, armi, prostituzione etc.) di queste organizzazioni criminali come ormai una cosa scontata, qualcosa di strettamente connesso alla nostra disperata situazione nel Mezzogiorno d’Italia, oggettiva situazione di sottosviluppo ed arretramento non solo economico ma soprattutto culturale. Ho pensato, poi, spesso ai miei nipoti e alle generazioni che verranno dopo la mia ed improvvisamente mi è venuta la voglia di combattere questa subcultura criminale che domina e mortifica la nostra terra, mi è venuta voglia di riflettere sul da farsi, su come “togliere l’acqua” a queste malvagie creature. Il contrasto repressivo è certamente una precondizione per limitare punte degenerative del fenomeno, ma obiettivamente non può bastare c’è bisogno da parte delle Istituzioni della Repubblica di un intervento più sottile e mirato: un poderoso investimento culturale per illuminare le coscienze di migliaia e migliaia di ragazzi potenziali prede di questi diavoli in terra! Individuare i quartieri “a rischio” e dedicare ad essi un’attenzione particolare: non più fortini dei boss, ma trasformarli in  fortini della istruzione e della formazione professionale. Poi il lavoro, ossia il pane della gente onesta contrastando la distribuzione dei redditi criminali frutto dei traffici illeciti di ogni sorta; ecco chiedere agli imprenditori illuminati di questo nostro martoriato Mezzogiorno di assumere giovani prevalentemente nei cosiddetti quartieri a rischio!!!

So bene che non siamo all’estero, ma in Italia. Anche che ciò che propongo può sembrare una utopia del terzo millennio, ma sono convinto che prima di mutare una realtà in cancrena bisogna pensare attentamente come farlo e poi agire: pensiero ed azione!!!

Le opportunità per le piccole imprese

10 novembre 2009

In un momento di grave crisi economica, saper sfruttare tutte le opportunità di finanziamento che arrivano dal governo regionale è diventata una esigenza più che mai necessaria per restare sul mercato senza sacrificare posti di lavoro.  Ma anche un’occasione preziosa per crescere ulteriormente.  Le piccole  e medie imprese del nostro territorio possono approfittare degli incentivi economici a sostegno messi a disposizione dalla Regione Campania: 1) Il Bando degli Incentivi per il Consolidamento delle passività a breve-anno 2009, con termini di partecipazione già aperti; 2) Avviso Pubblico per le Borse lavoro, rivolto alle imprese di qualsiasi dimensione e finalizzato sia allo svolgimento di esperienze di lavoro, work experience, presso imprese, retribuite mediante un’indennità denominata Borsa di lavoro, finanziata dalla Regione Campania;  sia all’erogazione di aiuti per l’assunzione, destinati alle imprese che al termine del periodo di work experience scelgano di assumere con contratto a tempo indeterminato i destinatari delle work experience stesse; 3) Avviso Pubblico sul credito d’imposta territoriale ed automatico di prossima pubblicazione per le imprese piccole e medie (fino a 250 addetti) che investono nell’acquisto di macchinari, attrezzature, computer, accessori etc., le quali potranno beneficiare di una compensazione fiscale dei debiti derivanti da imposte , tasse e contributi fino a un milione e mezzo di euro. Se l’obiettivo è restare sul mercato senza perdere posti di lavoro e
diventare sempre più competitivi, allora bisogna fare ancora di più.

La mia idea è quella di dare corso alla procedura di costituzione di un consorzio tra le imprese del settore calzaturiero e pelletteria dell’area nord di Napoli per la promozione di esposizioni che diano maggiore visibilità ai propri prodotti favorendone una più efficace commercializzazione, oltre che la possibilità concreta di partecipare a specifici bandi europei a sostegno delle piccole e medie imprese attingendo a consistenti e dirette risorse comunitarie per le esigenze relative alla nostra attività di impresa.
Ho già pensato al nome del Consorzio – che naturalmente formulo quale proposta emendabile-  ” Fin. Expò S.r.l.”