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Beni confiscati…non aprite quella porta

1 dicembre 2009

Una porta in mezzo e l’appartamento così è diviso quasi a metà. Il tinello e la cucina sono stati confiscati, l’altra parte è ancora abitata dalla moglie del boss D’Alessandro. Succede a Castellammare, ma è solo una delle tante storie dei beni confiscati ai clan non ancora destinati a fini sociali e che rischiano di tornare in mano alle organizzazioni criminali. I cittadini dovranno dire addio ai sogni di vederli trasformati in ludoteche, scuole e centri sociali perché se passa anche alla Camera l’emendamento alla Finanziaria, ai vecchi proprietari basterà comprarli. E Libera, l’associazione contro le mafie, dopo averli messi simbolicamente all’asta, promuove una petizione contro il provvedimento che prevede la vendita dei beni immobili confiscati. Dal Consorzio Sole – che gestisce i beni conferiti da decine di Comuni – raccontano di iter fermi a metà o mai avviati, oppure aggravati da casi di comproprietà e ipoteche. A Castellammare rischia di essere rioccupato interamente dalla famiglia del boss D’Alessandro l’appartamento diviso a metà. Mentre nello stesso stabile il piano superiore, già confiscato, resta off limits perché i vecchi proprietari hanno cambiato la serratura. A giorni le forze dell’ordine dovranno procedere con la forza per lo sgombero. Anche ad Ercolano una casa è confiscata solo al 70%, l’altra parte è ancora in gestione al Demanio. Iter ancora a zero a Marano, dove potrebbe essere venduta una villa con tavernetta e giardino, valore un milione e mezzo, confiscata al boss Giuseppe Polverino, legato ai Nuvoletta. A Pollena Trocchia, si pone il caso di un condominio di cento appartamenti, intestato ai fratelli Terracciano. Cinquanta sono stati confiscati perché di proprietà di un criminale, cinquanta sono intestati al fratello incensurato, il quale ne conserva tuttora la proprietà e li dà in affitto. A Giugliano ci sono 22 beni che rischiano di essere messi all’asta. Esempio di iter andato a buon fine il parco intitolato ad Antonio Ammaturo, il commissario ucciso nell’82. Qui ci sono già il Comando delle fiamme gialle e un centro polifunzionale. In corsa contro il tempo anche a Caivano, Villaricca, Quarto, Sant’Antimo e in tanti comuni del Casertano. Dopo la manifestazione nazionale di Roma, la mobilitazione di Libera prosegue a Napoli con la raccolta di firme. Bisogna partecipare!

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